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Nocciola dei Nebrodi: c’è un progetto per il contenimento dei ghiri

Enzo Ioppolo: “La Regione Siciliana ci ha promesso un bando di finanziamento nel caso la ricerca porti a risultati concreti”

Il 2023 ha bisogno di pochi commenti per la Nocciola dei Nebrodi. Zero assoluto. In altre parole, poche unità buone per ettaro. A confermarlo è Enzo Ioppolo (nella foto), presidente della Comunità della Nocciola dei Nebrodi, che però parla anche di interessanti progetti per rilanciare il comparto, a partire appunto dalla tutela delle produzioni.

“Quando una troupe della Rai è venuta nel mio appezzamento di 11 ettari per verificare il disastro di quest’anno abbiamo girato in lungo e in largo il mio noccioleto per un ettaro e mezzo e, al suo interno, abbiamo trovato solo 18 nocciole sane. Proprio così, solo 18!”, ricorda Ioppolo. Le cause, appunto, sono note: il forte vento, le condizioni meteo e, a finire quel poco che c’era, i ghiri.

Tuttavia, proprio per arginare il problema dei ghiri c’è qualche cosa che bolle in pentola. A illustrarlo è ancora Ioppolo, che continua: “Grazie al coinvolgimento dell’assessora al Turismo della Regione Siciliana, Elvira Amata, siamo stati ricevuti dall’assessore all’Agricoltura, Luca Sammartino, al quale abbiamo esposto le enormi difficoltà in cui da tempo ci troviamo per questi animali. Sappiamo bene che essi sono protetti, ma ci chiediamo al contempo: chi tutela noi produttori?”.

Poi Ioppolo prosegue: “Visto che siamo d’accordo che i ghiri non si possano eliminare, sebbene da uno studio dell’Università di Palermo risulti che sui Nebrodi essi siano presenti in 250 esemplari per ettaro, abbiamo concordato di provare a studiare sistemi alternativi. Sistemi che, se efficaci, riceveranno anche un finanziamento regionale”.

Entrando nel dettaglio, Ioppolo aggiunge: “Abbiamo coinvolto un ingegnere dell’Università di Messina per elaborare uno strumento a impulsi elettromagnetici, con frequenze che possono anche essere cambiate, affinché i ghiri si sentano disturbati e quindi cambino zona, senza assediare le nostre produzioni di nocciole. Al momento siamo ancora in fase di elaborazione dello strumento e non sappiamo se funzionerà; gli studi sono molto scarni su questa materia e un’analoga ricerca che è stata fatta per i topi è solo parzialmente riuscita, anche perché poi si è fermata. Insomma, ci sono ben pochi precedenti tecnici su cui basarci”.

Ancora, Ioppolo rileva: “Ci sono poi altri problemi che stanno interessando i nostri noccioleti. Uno riguarda la cimice, per la quale dal prossimo anno dovremmo riuscire a effettuare alcuni lanci sperimentali di un insetto utile, in collaborazione con il Crea. Inoltre, siamo sotto attacco da parte dell’oidio e di qualcos’altro che si propaga a partire dalle cime delle piante, ma ancora non sappiamo di cosa si tratti, tanto che lo abbiamo portato ad analizzare”.

Nonostante tutto, si guarda comunque avanti. “Dobbiamo risolvere queste situazioni – conclude Ioppolo – quindi occorrono risorse per supportare anche la produzione. Come dico sempre, va bene investire in promozione, ma bisogna tutelare anche la parte produttiva affinché rimanga qualche cosa da vendere”.

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