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Frutta a guscio ed essiccata

Frutta secca: una nuova idea anche per l’Emilia Romagna

Alessandro Annibali: “In futuro si potrà ridurre la dipendenza dalle importazioni, puntando su una filiera corta e circolare”

La frutta a guscio sta richiamando sempre più l’attenzione anche degli agricoltori emiliano romagnoli. La produzione di frutta noci, nocciole e castagne, ma anche (sebbene in fase di sperimentazione) di mandorle e arachidi, è infatti in costante crescita in questa regione.

Nel giro di un anno, le noci sono passate da 1075 a 1221 ettari coltivati (+13%), le nocciole a 244 ettari (+165%), le castagne e i marroni a 2.334 ettari complessivi (+5,5%). Procedono a vele spiegate, nello specifico, anche le filiere delle noci di Romagna e delle noci bio del Delta del Po, quelle delle castagne e dei marroni dell’Appennino.

La conferma arriva da Confagricoltura, che sabato scorso a Bologna ha tenuto il talk show “Noci e frutta a guscio in Emilia-Romagna. Valorizzazione di un territorio vocato”, nell’ambito della manifestazione “Cibò. So Good!”.

A confermare che la frutta secca può essere un’alternativa interessante è lo stesso Marcello Bonvicini, presidente regionale di Confagricoltura, che dichiara: “Nell’era della deglobalizzazione e in ragione delle tensioni geopolitiche in atto occorre diversificare le produzioni, investire in filiere orientate al mercato capaci di leggere le nuove tendenze alimentari legate alla salute e al benessere. L’Emilia-Romagna è regione leader per numero di eccellenze Dop e Igp, domani lo sarà anche per la frutta a guscio».

Il progetto In-Noce, un apripista per il settore

Alessandro Annibali, presidente della sezione frutta a guscio di Confagricoltura Emilia Romagna e amministratore delegato di New Factor, l’azienda madre che guida la filiera Noci di Romagna, ha poi rilevato: “Il nostro bacino produttivo va da Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna a Ferrara, passando per Bologna. L’Emilia-Romagna, grazie alla vocazione dei propri terreni, alle capacità e all’intraprendenza dei propri agricoltori e imprenditori, rappresenta l’area strategica di sviluppo della nocicoltura moderna. Tutto nasce più di 20 anni fa, quando New Factor, azienda specializzata nella commercializzazione di frutta secca, ha dato il via come capofila, attraverso l’azienda agricola San Martino di Forlì, e dal 2018 insieme alla cooperativa faentina Agrintesa, al progetto di filiera In-Noce. Un sogno diventato realtà che oggi vede coinvolte 21 aziende e conta 500 ettari a noceto irriguo, intensivo e meccanizzato”.

Obiettivo: ridurre la dipendenza dalle importazioni estere

Annibali ha iniziato nel 1997 a piantare alberi di noce  nella sua azienda agricola alle porte di Forlì e ora dice: “L’Emilia-Romagna protagonista nella coltivazione del noce (in particolare la varietà più apprezzata su scala mondiale: Chandler), mette a terra un progetto pilota che guarda alla trasformazione industriale del prodotto agricolo in barrette e snack salutistici, alla sua naturale esaltazione all’interno di una ampia gamma di specialità gastronomiche dolci e salate, dalle torte alle salse ai condimenti. In futuro, si potrà fare lo stesso con le castagne, nocciole e mandorle coltivate in regione, per ridurre la dipendenza dalle importazioni estere e per dare valore alla frutta secca del territorio puntando su una filiera corta, sostenibile e circolare”.

Da uno studio condotto nell’areale emiliano-romagnolo si evince infatti che un ettaro di noceto evita l’emissione in atmosfera di 30 tonnellate circa di CO2 nell’arco dell’intero periodo vitale. Gli scarti della lavorazione servono per produrre energia pulita (biogas o biometano) e fertilizzanti oppure si riciclano in oggetti di design.

Le noci del Delta del Po

Claudia Guidi è socia fondatrice del Consorzio Noci del Delta del Po, che dal 2018 promuove la coltivazione e commercializzazione di noci da agricoltura biologica e prodotti derivati. “L’idea di coltivare noci nel Delta del Po – dichiara l’imprenditrice – nasce dall’esigenza di diversificazione delle colture in un territorio come quello della provincia di Ferrara, da sempre legato a una tradizione frutticola soprattutto pericola: un comparto che nel corso degli ultimi anni ha però subito gravi contraccolpi causati dalla cimice asiatica, dalla maculatura bruna e dalle gelate. La scelta del Bio è dettata dalla voglia di soddisfare le richieste di quei consumatori che, oltre a ricercare prodotti nutraceutici e salutistici, vorrebbero anche delle certezze sul metodo di coltivazione. Biologico e convenzionale non sono due realtà antitetiche, ma due diverse possibilità di reddito per l’agricoltore che scegliendo il Bio sposta il focus dalle rese verso una maggior tutela ambientale e paesaggistica“.

La noce entra nella tradizione con la Nusetta

A suggellare il patto tra la noce emiliano-romagnola e le tradizioni tramandate di generazione in generazione ci ha pensato il maestro Francesco Elmi della pasticceria Regina di Quadri di Bologna, affiancato dalla giovane pastry chef Arianna Trentini, esibendosi in un dinamico cooking show con assaggi e aperitivi a base di cocktail al nocino. La performance live ha coinvolto i presenti nella preparazione della “Nusetta” (da nûs che significa appunto noce in dialetto bolognese), ossia una rivisitazione della classica torta di tagliatelle tipica della regione Emilia-Romagna.  “L’abbiamo ideata per questa occasione speciale e – precisano i due creatori sottolineando il legame identitario con la città di Bologna – la tagliatella, simbolo del capoluogo emiliano nonché elemento centrale del dolce, ha un vero e proprio canone depositato sin dal 1972, e la sua dimensione, calcolata come frazione della Torre degli Asinelli, è stata addirittura riprodotta in un campione aureo, gelosamente conservato nel vicino Palazzo della Mercanzia, nel cuore del centro storico”.

Mai dimenticare il nocino

L’evento di Confagricoltura Emilia Romagna si è aperto con una degustazione guidata del Nocino di Romagna, curata da New Factor e da Roberta Pirronello de Il Mallo, la realtà modenese che dal 1984 produce il caratteristico liquore e da quindici anni ne fa uno un po’ speciale, seguendo la ricetta dell’Artusi e utilizzando solo noci Chandler raccolte a mano nell’azienda agricola San Martino, la notte del 24 giugno (San Giovanni), che poi vengono messe 24 mesi in infusione; dopodiché il nocino riposa in bottiglia per altri 12 mesi prima della commercializzazione. È un prodotto lento, cadenzato dal trascorrere delle stagioni, dalla raccolta dei malli alla macerazione, torchiatura e affinamento.

Castagne: fari puntati sull’Appennino bolognese

Non ci sono solo le noci, ma anche le castagne tra le colture di frutta in guscio in cui eccelle l’Emilia Romagna.  “L’Appennino bolognese è tra gli areali castanicoli più importanti dell’Emilia Romagna, ma serve un’ulteriore aggregazione tra tutti i produttori di castagne e marroni per continuare a crescere e rispondere alla richiesta sempre più elevata che arriva dal mercato, dove i consumatori riconoscono e apprezzano questi prodotti del territorio”. È questo il messaggio lanciato da Confagricoltura Bologna in occasione dell’evento “Noci e frutta a guscio in Emilia-Romagna” tenutosi sabato 23 aprile a Palazzo Re Enzo in occasione del Cibò, il Festival dei Sapori d’Italia.

I Consorzi dei Castanicoltori dell’Appennino Bolognese, dell’Alto Reno e di Castel del Rio hanno infatti prodotto oltre 4000 quintali tra castagne e marroni nel 2021. Si tratta di volumi rilevanti, anche se in calo del 43,60% rispetto al 2020.

“Purtroppo la produzione dello scorso anno è stata colpita duramente dall’andamento climatico sfavorevole, con i mesi estivi di totale siccità che hanno compromesso la campagna – spiega Marco Carboni, membro del Consiglio di amministrazione del Consorzio Castanicoltori Appenino Bolognese – Siamo però rimasti particolarmente soddisfatti per quanto riguarda la qualità delle castagne e dei marroni, che è stata di altissimo livello. Le prospettive per il futuro sono pertanto buone: c’è voglia di investire in questo comparto e di migliorare ulteriormente ogni singolo dettaglio, produttivo e organizzativo, per cercare di incrementare la produzione e promuovere la qualità espressa dai nostri castagneti”.

Il ruolo dei consorzi

Una delle chiavi vincenti per raggiungere questo obiettivo è il ruolo dei Consorzi e delle diverse realtà capaci di aggregare produzione e offerta.

“Mai come in questo caso si può dire che è l’unione a fare la forza – commenta Claudio Cervellati, responsabile dell’Ufficio Forestazione di Confagricoltura Bologna – Siamo fortunati, nella nostra Provincia, ad avere diversi soggetti e tutti di grandissimo livello. I Consorzi hanno infatti la grande capacità di aiutare i giovani e i piccoli agricoltori nella loro crescita, fornendo tutte le conoscenze e gli strumenti necessari per poter tramandare questa attività. Sarà importante quindi che questi rapporti possano svilupparsi ulteriormente, continuando così quel percorso di crescita che pone ancora una volta Bologna e l’Emilia Romagna ai primi posti a livello nazionale”.

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