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Frutta a guscio ed essiccata

Castagne: c’è chi invoca l’aiuto della scienza per la produttività

Salvatore Malerba: “Il problema del cinipide continua a imperversare e c’è bisogno di intervenire per salvare un intero comparto”

“Il problema del cinipide continua a esserci, e in modo molto preoccupante. Il mio auspicio è che la comunità scientifica sappia presto offrire, a noi castanicoltori, una soluzione per arrivare a una ripresa della produzione”. E’ questo l’accorato appello che il cavaliere Salvatore Malerba, titolare di Castagne Malerba (quinta generazione di una storia aziendale avviata già nel 1862), rivolge alle istituzioni e appunto a chi fa ricerca, per risolvere una questione che, come evidenzia egli stesso, è tutt’altro che in via di soluzione.

“Parlo da un areale, come quello di Avellino (l’azienda si trova infatti a Montella, ndr) – prosegue Malerba – che produce circa il 25% delle castagne italiane. Stiamo quindi parlando di una delle zone più vocate d’Italia, con castagneti secolari che sono veri e propri monumenti. Da diversi anni, e il 2021 non ha fatto eccezione, esiste il problema della produttività di questi castagneti. Il problema principale di questo drastico calo produttivo risiede proprio nel cinipide galligeno. Anche quando esso non è magari più presente in determinate zone, ha comunque provocato un grande stress alla pianta. Per questo, c’è necessità di fare recuperare produttività ai castagneti, che rappresentano una vera e propria ricchezza per le nostre zone e un orgoglio italiano”.

Malerba aggiunge: “C’è anche chi accusa la siccità per la scarsa produttività. In parte può anche essere vero, ma faccio notare che anni siccitosi, negli ultimi sessant’anni, ne abbiamo avuti diversi. Tuttavia, mai c’è stata una scarsità di produzione come da quando è arrivato il cinipide. Per questo, chiediamo aiuto anche alla comunità scientifica affinché ci siano proposte soluzioni efficaci”.

Infine, Malerba rileva: “Come azienda, per quanto ci riguarda, abbiamo saputo differenziarci e chiuderemo in modo positivo anche quest’anno. Ma mi sta molto a cuore l’intero comparto, e faccio notare che quattro o cinque aziende di trasformazione, da queste parti, non hanno neanche aperto la loro attività quest’anno, a causa appunto della mancanza di prodotto”.

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