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Focus del mese Prodotti

Agrumi: basterebbe un solo clic per saperne molto di più

Ne è convinta Federica Argentati, presidente del Distretto di Sicilia: “Il catasto di filiera è possibile, necessario e a costo zero”

“Finché non avremo un catasto agrumicolo, e quindi certezze, preferisco non dare numeri”. Esordisce così Federica Argentati, presidente del Distretto agrumi di Sicilia, che argomenta: “Non è sufficiente conoscere i quantitativi di agrumi coltivati a livello regionale o nazionale, occorre essere edotti sul numero di ettari suddivisi per specie, varietà e, anche, clone. Solo così avremo lo scenario preciso, con una serie di vantaggi: se non si conosce il prodotto, diventa più difficile venderlo“.

Argentati ha fatto il punto anche sulla stagione in corso: “Dobbiamo ancora entrare nel pieno, ma è una buona campagna. Quanto ai calibri, si tratta solo di informare meglio il consumatore“.

La soluzione nel fascicolo aziendale

Mettere a punto il catasto agrumicolo non è nulla di complicato: “Tutti i produttori compilano il fascicolo aziendale – spiega la presidente – Ma molti si limitano a indicare che, nella tale azienda, si coltivano agrumi. Se declinassero anche specie e varietà, nell’era della digitalizzazione e con il contributo di Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), in pochi clic sapremmo tutto. Oltretutto a costo zero“.

Come precisa Federica Argentati, infatti, il fascicolo aziendale deve essere redatto ogni anno. Il che aiuterebbe nell’ottica dell’aggiornamento continuo del catasto: “Un altro dato importante che non si farebbe fatica a reperire è l‘età degli impianti: in Sicilia, per esempio, in questo momento ce ne sono parecchi nuovi”.

“Dobbiamo cercare di lavorare meglio per far comprendere il valore delle produzioni ai consumatori – prosegue Argentati – Siamo soddisfatti e orgogliosi delle nostre Dop (Denominazione di origine protetta) e della crescente quota di agrumi coltivati con il metodo biologico. Ma occorre un’imponente campagna di comunicazione, che avrebbe una doppia valenza: da un lato informerebbe il consumatore, rendendolo consapevole delle proprie scelte. Dall’altro incentiverebbe il produttore a certificare le proprie produzioni, dando maggiore valore a tutta la filiera“.

Il calibro non è un problema

Quanto alla stagione in corso, soddisfazione per qualità e prezzi: “L’annata si prospetta generosa in termini qualitativi – riferisce la presidente – e i prezzi ci sono. I frutti di calibro medio-piccolo sono una conseguenza del lungo periodo di siccità della primavera e dell’estate scorsa, una carenza d’acqua che si traduce in un raccolto di arance dalla polpa più dolce e zuccherina”.

A tal proposito, concludendo, sfata il falso mito della pezzatura: “Da anni i produttori della filiera siciliana lamentano una incomprensibile, dal loro punto di vista, propensione del consumatore per le arance di calibro maggiore. Una convinzione dovuta a un’immagine ormai stereotipata del frutto, senza considerare che un albero produce frutti sì di varie dimensioni, ma identici da un punto di vista organolettico e nutrizionale. L’arancia grande è buona e quella piccola è meno buona? Assolutamente no“. 

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