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Fruit Attraction non si ferma più: cresce e, soprattutto, piace (agli italiani)

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È unanime il consenso per la fiera spagnola. «La partecipazione italiana è fondamentale e strategica per Fruit Attraction» afferma il direttore Raúl Calleja. Obiettivo: crescere ancora

Corridoi tra gli stand spesso sovraffollati sin dalle prime ore del primo giorno, una più che buona organizzazione sul fronte logistico, commenti che oscillano tutti tra l’ottimo e l’eccellente tra gli espositori e gli operatori italiani. Insomma, anche quest’anno, e non è più una novità, Fruit Attraction di Madrid si conferma un successo sotto molti punti di vista.

I motivi? Difficile elencarli tutti, considerando che spesso sono soggettivi e relativi ai prodotti che le aziende producono e commercializzano in questo periodo: chi si presenta con mele, uva da tavola o kiwi, giusto per citare tre frutti che a ottobre vivono un momento fondamentale, trova a Madrid un contesto ideale per chiudere affari importanti non tanto e solo con buyer locali, quanto con esponenti della grande distribuzione provenienti da tutta Europa e buona parte del mondo.

Perché poi, è proprio quest’ultimo motivo, al di là della felice collocazione temporale, una delle ragioni fondamentali del successo di Fruit Attraction: l’internazionalizzazione. L’aver fatto sistema, l’aver scelto la capitale, con tutti i pro e i pochi, se non pochissimi, contro che questo comporta, ha fatto e sta facendo la differenza. È, inoltre, una fiera con una precisa identità, molto orientata al prodotto, con qualche timida incursione gourmet di colore che male non fa e una spolverata di tecnologia qua e là di peso che allarga lo sguardo ma non lo disperde dal focus principale.

Al netto di alcuni espositori un po’ più defilati come posizione, aspetto praticamente impossibile da eliminare in ogni fiera anche se sicuramente migliorabile, e del fatto che l’ultimo giorno, sebbene di giovedì, sia stato caratterizzato dal classico fuggi fuggi che svuota le fiere anzitempo, è unanime il consenso positivo raccolto tra gli espositori italiani.

Da piccola fiera prettamente locale, come ricordano i pionieri qui in visita sin dagli esordi nel 2009, oggi Fruit Attraction è diventato un appuntamento che secondo alcuni può tranquillamente essere considerato addirittura al pari del Fruit Logistica di Berlino. La dimensione umana e la conseguente possibilità di avere una visione d’insieme che consente a tutti, espositori e visitatori, di pianificare molti appuntamenti, diventa di anno in anno un aspetto sempre più sentito e che a Berlino, che soffre da anni di gigantismo, è sempre più difficile, se non impossibile perseguire.

La sfida del futuro, tra le tante presenti, sarà ora anche quella di riuscire a mantenere proprio questa dimensione che consente un approccio di business quasi su misura pur all’interno di un’ottica di ampliamento della superficie espositiva. Perché, ascoltando quello che ci detto Raúl Calleja, direttore di Fruit Attraction, nella nostra videointervista girata all’inizio dell’ultimo giorno, questo naturalmente continuerà ad essere il focus delle prossime edizioni. Quest’anno era evidente la spinta verso il Sud America, dove la Spagna diciamo “gioca in casa”, ma non è solo in quella direzione che si muove Fruit Attraction, come ci ha confermato lo stesso direttore. Si guarda un po’ ovunque, e sempre più anche all’Italia, la cui presenza è definita del direttore “fondamentale e strategica”.

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