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Table Grape Meeting, la parola ai protagonisti internazionali

Table Grape Meeting_la tavola rotonda

Durante la tavola rotonda del Table Grape Meeting si è parlato di qualità costante, di nuovi mercati e di nuove varietà. Naturalmente senza semi.

La seconda sessione dell’evento Table Grape Meeting, tenutosi a Macfrut il 10 maggio scorso, ha visto protagonisti i rappresentanti internazionali del mondo della produzione e dell’importazione. Alessandro Franceschini, direttore di myfruit e moderatore dell’evento, ha stimolato il dibattito dei presenti introducendo i lavori con tre pillole video, frutto di videointerviste fatte ad alcuni produttori di uva da tavola italiani chiamati a esprimersi su tre temi caldi della filiera: la situazione dell’innovazione varietale, il futuro della produzione (uve apirene o no?), export italiano (ostacoli da superare e i mercati più appetibili), Per le video interviste sono stati interpellati: Angelo Di Palma (Fruitsland), Vincenzo e Gianpalmo Spronati (Ci.Da Srl), Francesco Messina, (AgriMessina), Sergio Curci (OP Arca Fruit), Ilenio Bastoni (Apofruit), Isabella Palumbo (Salvi Group), Giovanni Grasso (La Zagara), Gino Luigi Peviani (Gruppo Peviani).

Dal dibattito è emerso un quadro ben delineato: l’uva deve diventare un prodotto globale e pertanto occorre creare sinergie tra i produttori aggregando l’offerta. L’Europa è il primo sbocco per le uve italiane, ma occorre trovare anche nuovi mercati, una sfida che coinvolge anche i produttori spagnoli. Il mercato (globale) chiede qualità e chiede uva senza semi. Per le varietà tradizionali si può solo sperare in un mercato di nicchia, ma in questo caso la qualità deve essere ancor più estremizzata.

Entrando nel merito, Annabella Donnarumma, amministratore delegato di Eurogroup, società del Gruppo Rewe, che compra e distribuisce frutta e verdura italiana per le insegne del gruppo tedesco in Germania ma anche negli altri paesi dove è presente con i propri punti vendita, ha commentato: «In Germania siamo molto contenti di quello che sta accadendo in Italia. I produttori italiani si sono evoluti, si sono sacrificati, hanno fatto di tutto per accontentare il mercato». Dalla testimonianza di Donnarumma è emerso come la Germania chieda uva italiana e uva senza semi. Quanto alle uve tradizionali con semi, la maggior parte non è più richiesta, per esempio la Vittoria, mentre resiste la varietà Italia. «Per far sì che le uve con semi mantengano un mercato, seppur di nicchia – ha spiegato Donnarumma – i produttori devono puntare sulla qualità estrema».

Debbie Lombaard, Commercial team di Richard Hochfeld Ltd (UK), è stato affidato il compito di portare a Rimini il punto di vista del mercato del regno Unito. Anche in Inghilterra, inutile dirlo, piacciono le uve apirene. «Il mercato inglese chiede uva senza semi, e predilige frutti dolci e croccanti. Le uve gialle non funzionano, perché il consumatore inglese è abituato a quelle verdi».  Debbie Lombaard, ricordando che, in generale, la produzione italiana ha una qualità riconosciuta, ha toccato un punto nevralgico, quello della qualità costante. «Ci sono ancora troppe differenze tra un produttore e l’altro – ha puntualizzato -. Penso che sia fondamentale che i produttori imparino a gestire le nuove varietà».

Joaquin Gomez Carrasco, presidente dell’associazione di produttori Apoexpa, ha invece portato la testimonianza della Spagna, importante produttore di uva da tavola. Anche in questo paese si lavora alacremente alla ricerca di varietà nelle quali i semi siano assenti: «Da 20 anni – ha esordito – abbiamo iniziato la ricerca su nuove varietà, tutte senza semi perché l’uva con i semi sta sparendo. L’uva senza semi è una sorta di quarta gamma naturale».

Stefano Borracci, responsabile commerciale di Serroplast, realtà pugliese specializzata nella produzione di film plastici per la copertura e difesa dei vigneti e con una sede anche in Cile, ha esposto alcune delle caratteristiche presenti nel mercato sudamericano, ricordando come anche in questo caso la richiesta sia praticamente solo di uva senza semi e ha richiamato l’attenzione dei presenti sui cambiamenti climatici e sugli eventi atmosferici aggressivi che possono pregiudicare la qualità delle produzioni in maniera incisiva. «Chi accetta la tecnologia e l’innovazione – ha puntualizzato – riesce a fare qualità sempre».

In tema di export, nonostante gli sforzi che Donnarumma ha riconosciuto ai produttori italiani, un punto debole a loro carico a suo avviso c’è: manca l’aggregazione.«Oggi vedo qualità, sostenibilità, packaging innovativi. Quello che manca è un maggiore spirito di coesione tra i produttori». Dunque, riprendendo anche quanto emerso poco prima dal convegno Table Grape Meeting, quello che occorre in Italia è un cooperativismo vero, per far fronte ai nuovi paesi che si stanno affacciando sul mercato globale. Sempre sulle esportazioni anche Debbie Lombaard ha suggerito di cercare di ampliare il mercato di riferimento varcando i confini europei. Dello stesso avviso Joaquin Gomez Carrasco, il quale, richiamando l’attenzione sui possibili prezzi al ribasso dettati da un potenziale incremento delle produzioni globali, ha commentato:  «Servono sbocchi su nuovi mercati, ma si tratta di un processo lento. La sfida comune per tutti i produttori della zona del Mediterraneo è produrre maggiore qualità». Infine Stefano Borracci, che ha portato la sua esperienza di collaborazione con i produttori di uva da tavola cileni. «Per affrontare mercati importanti come quello del Nord America, gli agricoltori hanno sentito l’esigenza di migliorare la qualità attraverso tecniche innovative. L’aggregazione è un punto inevitabile, abbiamo cercato di unire produttori ed esperti».

Nella foto, da sinistra: Annabella Donnarumma, AD di Eurogroup/REWE (Germania), Debbie Lombaard, Commercial team di Richard Hochfeld Ltd (UK), Joaquin Gomez Carrasco, Presidente di APOEXPA (Spagna),  Stefano Borracci, Responsabile commerciale di Serroplast (Italia/Sudamerica).

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