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Diventare appetibili per la Gdo europea? Serve aggregazione

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Nella collettiva Italian Fruit Village a Berlino un dibattito per analizzare cosa manca all’ortofrutta italiana per essere competitiva in Europa per la Gdo

Per essere competitivi sui mercati internazionali serve aggregazione. Poi, certo, serve anche altro: distintività, organizzazione e qualità, ma sicuramente stare insieme facendo “sistema”, parola ormai quasi “magica”, evocata in qualsiasi consesso, non solo del mondo agroalimentare, è probabilmente quel punto di partenza che, all’alba del 2019, evidentemente ancora manca o quanto meno non si è riusciti a mettere in piedi in modo deciso e coeso.

Tra i tanti convegni e tavole rotonde che sono andate in scena nell’ultima edizione di Fruit Logistica a Berlino all’interno degli appuntamenti organizzati della collettiva Italian Fruit Village del Consorzio Edamus, alla sua sua prima uscita assoluta, anche quello moderato dal professor Roberto Della Casa, che ha cercato di affrontare un tema delicato quanto decisivo: come riuscire ad essere appetibili per la grande distribuzione europea.

Un tema non certo facile da affrontare in modo esaustivo in soli 45 minuti, quanto però fondamentale per un comparto, quello ortofrutticolo, che è sempre più legato a doppia mandata con la Gdo, compresa quella europea che veicola la gran parte della produzione europea e italiana in particolare che transita sui mercati internazionali, Germania in primis che non a caso ogni anno organizza la più importante fiera del mondo ortofrutticolo a livello mondiale.

«Per competere a livello internazionale ci vuole organizzazione e logistica» ha esordito Claudio Mazzini, responsabile commerciale freschissimi di Coop Italia, player numero uno della Gdo in Italia. Coop all’estero, come tutta la Gdo nostrana, non è presente con nessun punto vendita, ma nonostante questo qualche consiglio da chi movimenta un numero non certo secondario di ortofrutta italiana sul mercato non è certo sgradito per gli operatori di settore. «L’Italia è ancora molto disaggregata rispetto alla Spagna. Noi possiamo raccontare una storia, se però vera. Se diamo prodotti non buoni è un autogol clamoroso. Dobbiamo dare coerenza a quello che stiamo raccontando» ha continuato il manager di Coop.

Durante l’acceso confronto hanno preso la parola anche alcuni rappresentanti del mondo dell’associazionismo istituzionale e della politica. «L’aggregazione non basta. Anche il sistema delle OP sta diventando piccolo. Bisogna unire le diverse Organizzazioni di Produttori per aumentare la massa critica e aggredire i mercati esteri con una forte internazionalizzazione delle vendite» ha per esempio sostenuto nel suo intervento Antonio Costantino, presidente Confagricoltura Salerno, rappresentante di un’area, la Piana del Sele, epicentro dell’ortofrutta italiana, soprattutto quando si parla di IV gamma, ma non solo. Tra gli obiettivi futuri la creazione di un distretto agroalimentare che possa donare ancor più garanzie alla Gdo dia italiana che internazionale.

Franco Alfieri, capo della segreteria della Regione Campania, ribandendo l’impegno della regione nel rendere più efficaci gli strumenti a disposizione per consentire alle aziende del settore di essere competitive a livello sia nazionale che internazionale, non ha lesinato critiche al PSR, «vale quasi due miliardi di euro, ma resta uno strumento lento» e ha auspicato il desiderio di riuscire a fare ordine all’interno di un sistema particolarmente pieno di lungaggini e resistenze al cambiamento.

Secondo Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura nazionale, quello che manca al sistema Italia a è una “strategia di crescita”. «Non dobbiamo ragionare a compartimenti stagni tra settori. Se tutti insieme decidessimo di fare strategia di crescita, tutto cambierebbe. Dovremmo stabilire pochi punti su cui puntare tutti insieme. Il tema del made in Italy, ad esempio, vale se sappiamo vendere anche qualcosa di più, cioè la nostra capacità di saper fare meglio le cose, altrimenti vale come quello di tutti gli altri».

Tra gli ospiti anche Valentino Di Pisa, presidente nazionale di Fedagromercati, che ha auspicato un cambio di marcia da parte dei Centri Agroalimentari all’interno dei quali operano i grossisti ortofrutticoli italiani per poter ricominciare ad essere veramente competitivi e collaborativi con la Gdo sia italiana che estera. «Alle 2 di notte facciamo fatica a servire la Gdo: loro hanno bisogno di ordinare i prodotti quando i centri agroalimentari sono invece chiusi. A Roma hanno cambiato lo scenario e infatti è uno dei pochi che ha numeri positivi. I nostri Mercati devono diventare “mercati di condizionamento”, in questo modo l’export cresce e arriviamo in quei mercati, facilmente raggiungibili, ma dove noi non siamo presenti perché superati da spagnoli».

Tra gli ospiti della ricca tavola rotonda anche l’ambasciatore italiano a Berlino, Luigi Mattiolo, la sottosegretaria alle politiche agricole Alessandra Pesce, il presidente di Anicav Giovanni De Angelis e Gennaro Velardo, presidente dell’Unione nazionale Italia Ortofrutta.

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