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Donne Ortofrutta in Africa con Macfrut

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Redazione
Autore Redazione

L’accordo di scambio siglato nel corso dell’ultima edizione di Macfrut tra l’Associazione Nazionale Donne dell’ortofrutta e la Zambian Women Cooperative ha visto concretizzarsi le prime attività comuni. Il resoconto del viaggio in Zambia di Alessandra Ravaioli, presidente Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta

Le donne dell’ortofrutta hanno preso parte, su invito della fiera di Cesena, alla missione internazionale per promuovere Macfrut 2019 in Mozambico e Zambia. Con l’occasione è stato possibile vedere da vicino la situazione produttiva e commerciale dei suddetti paesi attraverso le testimonianze dirette di imprenditrici e rappresentanti istituzionali dei due stati.

Di seguito un breve resoconto di Alessandra Ravaioli, presidente dell’Associazione.

“È certamente vera l’affermazione che l’Africa è la terra delle opportunità, stupisce e affascina la grande potenzialità ortofrutticola in Zambia e in Mozambico, che hanno una enorme fertilità del suolo, acqua a volontà e clima ideale per la produzione di ortofrutta.

Mancano le strutture base per la lavorazione dei prodotti, la logistica, i packaging, ma c’è la volontà di crescere.

Le donne svolgono, in questa fase, un ruolo chiave, riconosciuto anche a livello politico-istituzionale con numerosi e importanti finanziamenti “di genere” a sostegno dello sviluppo della imprenditoria femminile.

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Alessandra Ravaioli in Zambia

In Africa infatti lo sviluppo delle imprese femminili è considerato un fattore chiave per la crescita complessiva del continente, perché determina conseguenze positive su tutta la struttura della società. 

Alle donne in questi paesi, quindi, si affida un ruolo chiave, come conferma Giulia Zingaro Responsabile dei programmi di Sviluppo Rurale in Mozambico per l’Italian Agency for Development Cooperation.

D’altra parte, va detto che per riuscire a dare sviluppo in Zambia e Mozambico è indispensabile accedere a progetti di sostegno messi in atto o dalla Cooperazione Internazionale o da istituzioni finanziarie, come la Gapi, una società di investimento privata, che ha messo in atto programmi di microcredito molto interessanti per i piccoli produttori.

L’accesso al credito, fuori dai contesti di cooperazione è difficile, perché gli interessi bancari sono altissimi (20-25%).

L’incontro con le imprenditrici della Zambian Women Cooperative ha messo in evidenza bisogni ed opportunità. Serve innanzitutto formazione, che è alla base di una produzione competitiva.

Il nostro contributo come Donne dell’ortofrutta può essere fondamentale. Basterebbe che una nostra socia agronoma spiegasse loro in loco i principi base della produzione, concimazione e difesa a basso impatto.

Servono piccoli macchinari per la lavorazione, seminatrici, trapiantatrici e altro per agevolare le operazioni colturali. Servono varietà orticole idonee di tutte le tipologie. Occorre spiegare come approcciare il mercato, come confezionare i prodotti senza impattare sull’ambiente. L’economia circolare è una esigenza chiave anche in Africa. Occorre produrre in modo sostenibile perché non è possibile fare altrimenti.

Cinesi e indiani stanno entrando prepotentemente su questo settore, ma il know-how italiano è considerato al top, anche se a prezzi più elevati.

Il confronto tra donne è stato fantastico anche per il diverso approccio ai problemi e alle opportunità. Penso ad esempio ai prodotti ad alto contenuto salutistico, che sono coltivati in Zambia, come avocado, macadamia, moringa, kassava, okra, bittagad, sindambi, marulla, molti completamente a noi sconosciuti ma potenzialmente interessanti anche per il mercato occidentale per l’elevato apporto di valori nutritivi. Uno scambio di saperi e conoscenza che vorremmo far diventare un modello di attività della nostra associazione negli anni a venire, a partire da Macfrut 2019, dove vorremmo organizzare il primo meeting mondiale delle donne dell’ortofrutta”.

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