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Eventi e Fiere

Cibus: prove tecniche di ortofrutta fresca

Presentato il Connecting Italy in programma il 29/30 marzo 2023. In attesa dell’International food exhibition del 2024

Myfruit.it aveva dato la notizia in anteprima a maggio di quest’anno: Cibus nel 2023 darà spazio anche all’ortofrutta fresca. E oggi la conferma ufficiale, il 29 e 30 marzo Cibus Connecting Italy ospiterà un’ampia area dedicata ai prodotti ortofrutticoli freschi.

Da lì in poi, tutte le prossime edizioni di Cibus, il salone internazionale del food,  avranno un’ampia sezione espositiva dedicata a frutta e verdure fresche. Uno spazio dove saranno riuniti i produttori di frutta e verdura made in Italy, nel contesto di un format di internazionalizzazione del prodotto fresco italiano che permetta agli operatori presenti di incontrarsi e dialogare con la Distribuzione organizzata internazionale.

La nuova sezione di Cibus sarà organizzata da Fiere di Parma, in collaborazione con il Consorzio Edamus. Consorzio che – come in altre fiere internazionali di settore –  metterà in campo il suo format Italian Fruit Village.

Cellie: “Niente logistica, niente meccanica”

“Il settore da tempo avvertiva la necessità di avere un suo spazio riconoscibile tra le eccellenze del food and beverage italiano delle quali sta diventando spesso fattore abilitante, come dimostrano i prodotti Dop/Igp e di filiera – ha detto Antonio Cellie, Ceo di Fiere di Parma – A Cibus i produttori ortofrutticoli italiani potranno dialogare con la distribuzione e l’industria nazionale e internazionale in un contesto altamente qualificato e qualificante, dando un segnale di maturità e consapevolezza sul loro ruolo nell’ambito del Food made in Italy”.

Non è mancato un riferimento ai competitor. “Le altre fiere di settore – ha, infatti, aggiunto Cellie – non si sono focalizzate sulla valorizzazione dell’ortofrutta in ottica commerciale, ma su tematiche di natura logistica (Fruit Logistica, ndr) o, come fanno in Romagna (Macfrut, ndr), confondendo il prodotto con la meccanica. Invece, se si vuole capire l’ortofrutta, e garantire maggior valore a scaffale, è importante  lavorare in rapporto diretto con il cliente, in un’ottica di category management. Chi produce deve poter parlare con chi distribuisce e trasforma il prodotto. A Berlino non si trova questo e nemmeno nella fiera della Romagna, dove si trovano mediatori e non produttori. Solo così si può generare valore per consumatori, Gdo e produttori”.

Ortofrutta insieme al food

A “Cibus Fruit and Vegetables” – questo il nome della nuova sezione – parteciperà tutta la filiera, dalle Organizzazioni dei produttori ai Consorzi di tutela fino alle cooperative di distribuzione e ai top buyer del segmento. La nuova spazio area ospiterà anche convegni e workshop sui rapporti tra produttori e Grande distribuzione italiana e internazionale, e su tutte le tematiche attuali del comparto.

“L’Italian Fruit Village promuove, da anni, il prodotto fresco italiano in importanti eventi internazionali – ha dichiarato Emilio Ferrara, presidente del Consorzio Edamus – L’accordo raggiunto con Fiere di Parma segna un importante punto di svolta in Italia. Una scelta che premia i nostri sforzi a favore di un comparto che vuole essere protagonista delle fiere alimentari internazionali dedicate al food made in Italy e non relegato in fiere settoriali locali. Siamo anche fieri che la presentazione di questa novità sia stata fatta a Salerno, un ulteriore segnale di inclusività e apertura da parte di Cibus che riconosce al Sud Italia l’importante ruolo svolto nel settore agroalimentare”.

E il presidente di Italia Ortofrutta, Gennaro Velardo, ha commentato: “Siamo spesso coinvolti e invitati a fare presenza in fiere di settore, ma senza raggiungere risultati importanti. Da tempo diciamo che la fiera internazionale dell’ortofrutta italiana si fa a Berlino, una cosa che non può più essere. Quindi accogliamo questo Cibus Ortofrutta con entusiasmo. Ora il settore in Europa sta affrontando la sfida della riduzione dei principi attivi, noi italiani siamo i più bravi a produrre, produrre in modo salutare, e vogliamo continuare a farlo e a farlo sapere. Questo a Parma potrebbe essere lo spazio giusto, i presupposti ci sono tutti”.

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