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Biologico

Biologico, cresce il ricorso alle polizze contro i rischi climatici

mele

Secondo Ismea, il 6,3% delle 59mila aziende bio italiane ha scelto di assicurarsi. Tra i primi prodotti le mele e le pere

Delle 59mila aziende biologiche italiane, 3.700 hanno sottoscritto una polizza assicurativa, il che significa il 6,3% del totale. A dirlo è il Rapporto sulla gestione del rischio nell’agricoltura biologica di Ismea 2020 il quale, riferendo l’analisi al triennio 2016-18, fa emergere un nuovo trend: sebbene lo strumento assicurativo sia ancora poco diffuso nel settore bio, cresce la voglia di tutelare le produzioni. E, infatti, si legge nel Rapporto, nel periodo preso in esame la platea bio degli assicurati è cresciuta dell’89%.

Le principali variabili assicurative riferite al comparto bio

Ma sono anche altri i dati che emergono, per esempio quello relativo al valore delle colture vegetali assicurate: se nel 2016 si trattava di 196,7 milioni di euro, nel 2018 il valore complessivo delle produzioni sale a oltre 395,6 milioni, facendo registrare un incremento del 101%. E una crescita a tripla cifra si rileva anche nei premi versati alle compagnie, che aumentano del 141%: dai circa 13 milioni di euro del 2016, ai 31,2 milioni di due anni fa.

Percentuale di superficie bio assicurata per regione

Al nord si assicura di più

Le polizze riconducibili a superfici coltivate con metodo bio sono ancora poco rappresentate in termini di ettari – solo il 3,5% della superficie biologica nazionale è oggetto di coperture agevolate – ma qualcosa sta cambiando.

Evoluzione dei valori assicurati nel bio, per regione (in euro)

In ogni caso, nelle regioni del sud si fa ancora fatica ad assicurare i raccolti, basti pensare che in Sicilia solo lo 0,4% della  superficie biologica è coperta; va leggermente meglio in Puglia, con l’1,4%. Scenario diverso al nord, con Lombardia al 24,7% della superficie bio complessiva, seguita da Veneto e Piemonte, entrambe intorno al 15%. Da rilevare che le prime sei regioni – tutte del nord a eccezione della Toscana – coprono oltre tre quarti del valore del mercato assicurativo delle colture biologiche.

Per quanto attiene l’incremento dei premi assicurativi, i dati del 2018 mostrano dinamiche più sostenute nel centro e nel nord Italia e più attenuate al sud: i premi sono aumentati di oltre il 140% a livello nazionale, con punte del 184% nelle regioni del centro Italia.

Le tariffe applicate dalle compagnie nel comparto biologico sono comunque in linea con quelle riferite all’intero mercato assicurativo; se però si ragiona per macro-aree, allora vi sono alcuni numeri che su cui vale la pena soffermarsi. Per esempio, dal Report emerge che le tariffe del biologico al centro-sud risultano più contenute rispetto a quelle del mercato totale, mentre al nord appaiono sempre più elevate. In ogni caso, come precisa Ismea, i costi assicurativi sono correlati ai prodotti assicurati e alle garanzie (numero di eventi avversi coperti dalle polizze), oltre alle condizioni contrattuali, in particolare alle franchigie, agli scoperti e ai massimali.

Valori assicurati per i primi 30 prodotti bio e confronto con il totale del mercato assicurativo (in euro)

Mele e pere nella top five

Uva da vino, mele e riso, pomodori da industria e pere, occupano i primi posti della classifica relativa alla tipologia di produzioni bio coperte da polizza. Si osserva una marcata concentrazione delle assicurazioni su poche coltivazioni, fenomeno già osservato per le produzioni da agricoltura convenzionale, che nel biologico si accentua, tanto che le prime dieci produzioni coprono oltre l’85% del valore complessivo, contro il 76% osservato sul totale del mercato assicurativo. Nella classifica dei primi trenta prodotti assicurati, rientrano parecchie referenze del segmento ortofrutta: oltre alle già citate mele e pere, vi sono arance, zucchine, kiwi, nettarine, pesche, albicocche, susine, ciliegie e limoni.

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