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Biologico

Made in Nature, i primi risultati del progetto

Con una serie di iniziative, molte delle quali social, nel primo anno sono state raggiunte 2,4 milioni di persone. Il punto sulla diffusione del bio

E’ partito i primo febbraio 2019, durerà tre anni, ha un valore di 1,6 milioni di euro e coinvolge sei importanti realtà produttive italiane quali Brio, Canova, Conserve Italia, Lagnasco, RK Growers, VeryBio, le quali rappresentano il 70% dell’ortofrutta biologica italiana sul canale retail. Questo, in sintesi, è il Made in Nature, il progetto finanziato dall’Unione Europea e Cso Italy per promuovere la cultura dell’ortofrutta biologica in Italia, Francia e Germania: “Stiamo raccogliendo i primi frutti – ha detto Luca Mari, product manager di Cso Italy, intervenuto ieri al webinar “Made in Nature, digital press lunch” – Nel primo anno il sito web dedicato al progetto è stato visitato da 20mila visitatori unici, i social hanno avuto un ottimo riscontro. Complessivamente, con tutte le iniziative messe in atto, sono state raggiunte 2,4 milioni di persone“. L’evento è stato anche l’occasione per conoscere, direttamente dalla voce delle aziende coinvolte nel progetto, i trend che vedono protagonista il bio. All’apertura dei lavori, è stata ricordata la consistenza delle produzioni biologiche oggi in Italia.

Bio italiano: 2 milioni di ettari e acquisti per 2,5 miliardi

Secondo Sinab (Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica), l’Italia oggi conta quasi 2 milioni di ettari coltivati a biologico e 76mila operatori. Le ultime elaborazioni di Ismea su dati Nielsen relative al 2019 evidenziano un valore degli acquisti bio di 2,5 miliardi di euro pari al 3% degli acquisti alimentari degli italiani. La maggiore crescita del biologico è avvenuta nel canale Gdo: negli ultimi 10 anni si è registrato un aumento del 217% delle vendite.  Frutta e verdura rappresentano, rispettivamente, il 23,2% e il 19,2% del totale delle vendite bio. Il 2020, anche a causa del lockdown e di un accresciuto desiderio, da parte di consumatori, di consumare cibo sano, ha impresso un’ulteriore crescita del biologico fresco e trasformato, con aumenti a due cifre nel canale retail. Come però testimoniano i protagonisti, da maggio si sta assistendo a una frenata dei consumi di prodotto bio. Ma solo in Italia.

Zocca, Alce Nero: “Cresce l’export”

A dirlo è Luca Zocca, responsabile marketing di Alce Nero (Brio): “Nei primi sei mesi del 2020 siamo cresciuti del 10%, di cui un buon 50% export – ha spiegato – Se, infatti, nei primi mesi è stato il mercato interno a registrare la crescita più significativa, da maggio assistiamo a un’impennata della richiesta di prodotti biologici di origine italiana da parte dei paesi esteri”. Secondo Zocca cresce anche la richiesta di informazioni circa i prodotti bio confezionati: “Stiamo riscontrando necessità di garanzie sul prodotto confezionato – ha puntualizzato – Il tema è l’eliminazione totale della plastica, dal pack alle etichette”.

Pari, Almaverde Bio: “Sul packaging plastic free occorre realismo”

Sul tema del packaging è intervenuto anche Paolo Pari, direttore di Almaverde Bio (Canova), il quale ha anche confermato l’andamento del mercato: “Il primo semestre si chiude con un segno decisamente positivo, ma da maggio stiamo constatando un decremento degli acquisti nel mercato nazionale”. Secondo Pari, il biologico non dovrebbe più essere trattato come prodotto, ma come concetto: “E’ un discorso di consapevolezza”, ha spiegato. Sul fronte del packaging, invece, “occorre essere realisti”: perché se è vero che le confezioni plastic free sono possibili, è altrettanto vero che costano di più, anche cinque volte in più, soprattutto se si pensa ai materiali compostabili: “Le confezioni riciclabili sono già una prima risposta”, ha puntualizzato.

Costa, Valfrutta: “Retail cresce a due cifre, Horeca in recupero post-lockdown”

Durante il lockdown, il biologico ha registrato una crescita a doppia cifra nel canale retail – ha ricordato Stefania Costa, marketing manager per il canale retail di Conserve Italia (il marchio bio Valfrutta) – Queste vendite hanno però compensato solo in parte le perdite del canale Horeca, del tutto fermo a marzo e aprile. Ma ora stiamo assistendo a una graduale ripresa”.

Al webinar è intervenuto anche Massimo Perotto, responsabile commerciale di Lagnasco, il quale ha richiamato l’attenzione sulla richiesta, in aumento, di mirtilli, specie per il prodotto bio: “Il mirtillo non è più solo un frutto di guarnizione – ha spiegato –  Quest’anno è stata confermata la crescita della domanda, specialmente per il prodotto biologico. E’ in atto un cambiamento culturale, volto alla sensibilità ambientale”.

Mazzoni: “Sono mancate le mense, crescono i surgelati bio”

Infine Mazzoni, che con la linea biologica Veritas Biofrutta si concentra soprattutto sull’export: “Nei primi mesi del 2020 si è registrata una contrazione verso l’estero – ha affermato Francesco Ricchieri, sales export manager – In Italia, invece, abbiamo sofferto per la mancanza di fornitura delle mense“. Per la stessa azienda, sul fronte dell’ortofrutta surgelata, è intervenuto Carlo Trevisan, purchasing manager: “Negli ultimi anni abbiamo sviluppato una linea food service su gelati e prodotti dolciari biologici di alta gamma, la quale continua a crescere grazie alla sempre maggiore domanda di biologico”.

Quanto al progetto Made in Nature, unanime il pensiero degli intervenuti, riassumibile con le parole di Pari prima e di Costa poi: “La comunicazione, soprattutto social, è un’utile narrazione dei prodotti biologici“, ha detto il primo. “Il target dei social è un target sensibile, che guarda alla sostanza e non all’immagine”, ha concluso la seconda.

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