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Biologico

Fabio Brescacin (EcorNaturaSì): «Il negozio specializzato sta tornando a crescere»

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Ortofrutta trainante per superare la stagnazione del dettaglio specializzato bio. Ma attenzione ai prezzi: «Il bio deve essere ben remunerato, altrimenti diventa una commodity»

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Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturaSì

Dopo il boom degli ultimi anni, i negozi specializzati nella vendita di prodotti biologici stanno vivendo una fase di stagnazione pressati dalla concorrenza della Gdo, ma già si intravede una ripresa e a trainarla sono i prodotti freschi, ortofrutta in pole position.  È questo il quadro della situazione dipinto da Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturasì, colosso nato dieci anni fa dalla fusione di Ecor, il maggior distributore all’ingrosso di prodotti biologici e biodinamici e NaturaSì, la principale catena italiana di negozi bio.
EcorNaturasì ha chiuso il 2018 con ricavi consolidati pari a 390 milioni di euro, in aumento del 5% sul 2017  e l’apertura di 13 nuovi negozi NaturaSì. L’ortofrutta ha un peso importante incidendo per il 15% sul fatturato totale .

Brescacin, secondo i dati diffusi all’ultima edizione del Sana le vendite nei negozi specializzati bio stanno calando. È così?

Non è un calo di vendite vero e proprio ma una stagnazione. Negli ultimi anni il canale specializzato era abituato a crescere a ritmi del 10-12% annui e ora la Gdo ha bloccato questa crescita. Il calo c’è, ma è leggero e differenziato: il negozio ha perso appeal sul prodotto a scaffale che si trova anche nella grande distribuzione, mentre sui comparti freschi c’è una tendenza all’aumento. L’ortofrutta, come tutto il comparto fresco, sta aumentando. In sostanza stiamo vivendo un flusso di ritorno come è successo in Germania.

Cosa significa?

In Germania, il mercato più evoluto nel bio, i negozi specializzati hanno registrato un calo quando è entrata pesantemente nel mercato la grande distribuzione, compresi i discount. Adesso i negozi stanno recuperando terreno fondamentalmente su due fattori: il servizio al cliente, la gente cerca anche un contatto umano che è difficile trovare nella grande distribuzione, e sulla qualità, abbiamo gente che ritorna da altre catene perché dicono che la qualità dei nostri prodotti è migliore. Stiamo perdendo un numero marginale di clienti e sono quelli che venivano da noi ogni tanto, mentre stanno aumentando i clienti fedeli, che fanno da noi tutta la spesa. In Germania è successa la stessa cosa: quest’anno lo specializzato è tornato a crescere a due cifre, mi aspetto che succeda anche in Italia. 

NaturaSì di Senigallia

NaturaSì di Senigallia

L’ortofrutta fa la differenza, anche se lei ha sottolineato più volte che il lavoro dei produttori va pagato al giusto prezzo 

Si sta creando un mercato del bio a livello internazionale, anche sull’ortofrutta, che propone dei prezzi impossibili. I nostri agricoltori sono contenti perché cerchiamo di fare il possibile ma anche per noi non è semplice, dobbiamo confrontarci con il mercato. È vero che abbiamo una clientela preparata ad un certo prezzo e che accetta di pagarlo per avere qualità e sicurezza, e un’attenzione molto alta per i nostri produttori agricoli. Sull’ortofrutta abbiamo quasi il 98% di prodotto di filiera, sono prodotti dei nostri agricoltori con cui abbiamo preso impegni e a cui cerchiamo di pagare il giusto prezzo, di valorizzare il prodotto, ma anche noi ci troviamo di fronte ad una difficoltà. 

Quali?

La grande distribuzione è entrata nel bio con volumi enormi, sicuramente diventano appetibili per la produzione ma si entra in un meccanismo perverso: stavamo meglio vent’anni fa quando il bio era un mercato di nicchia, adesso il mercato è falsato.
L’agricoltura biologica deve essere fatta bene e remunerata bene altrimenti diventa una commodity come le altre. È un problema molto grosso e difficilmente risolvibile, il consumatore è attratto da prezzi bassi ma se vogliamo un bio di alta qualità bisogna anche riconoscere un giusto prezzo. 

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