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Biologico

Brio e Alce Nero Fresco: bene le vendite. Fusato: «Serve un catasto anche per il biologico»

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L’aumento della domanda di biologico rischia di essere superata dalla produzione con ripercussioni negative sulla redditività. L’analisi di Tom Fusato, manager di Brio e Alce Nero Fresco

Cresce il fatturato, cresce il mercato, ma attenzione alla redditività. È il messaggio di Tom Fusato, direttore commerciale di Brio Spa e di Alce Nero Fresco, joint venture del 2017 tra Alce Nero, La Linea Verde e Brio.

Un 2018 positivo per Brio Spa

Il 2018 per Brio Spa è stato certamente un anno positivo: «Abbiamo realizzato un + 8,5 %, 75,6 milioni di consolidato del gruppo per un totale di 45 mila tonnellate di frutta e verdura biologica commercializzata (+24%)» spiega Fusato. E quest’anno si brinda: «festeggiamo i primi 30 anni di attività. Abbiamo iniziato nel 1989 quando in Italia eravamo dei pionieri nel biologico». Una scommessa vinta: «era un comparto, quando siamo partiti, quasi inesistente. Ci fa molto piacere parlare dei risultati perché allora dominavano più i sorrisi che altre sensazioni».

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Ci credevano in pochi, ma i traguardi hanno dato ragione a Brio e Fusato sottolinea la svolta culturale. «Oggi i concetti del biologico sono entrati nel sentire comune. L’ 80% delle famiglie italiane, in maniera più o meno costante, consuma biologico. Rappresenta il 3,7% sul totale del food e il 3,1 % sull’ortofrutta. Ancora poco rispetto ad altri paesi, vedi Francia e Germania, noi abbiamo ancora tanta strada da fare». Gli ottimi consumi oltre i confini nazionali fanno bene ai conti di Brio: realizza il 35% del fatturato sui mercati esteri.

Alce Nero Fresco: in un anno fatturato triplicato

Le note positive riguardano anche Alce Nero Fresco, soprattutto la tendenza. «Un fatturato da 2,3 milioni di euro, si è più che triplicato il giro d’affari rispetto ai 700 mila euro del 2017. Abbiamo performato benissimo nel mercato». E altre conferme arrivano anche dai dati Nielsen. «Circa il 16% delle famiglie italiane ha comprato almeno una volta un prodotto Alce Nero e mediamente 3,8 prodotti. Siamo i primi per notorietà spontanea con il 19%». Un marchio conosciuto, ben oltre i confini dei consumatori del biologico.

Si raccolgono i frutti e si semina ancora, anche fuori dal terreno dell’ortofrutta. «Alce Nero Fresco sta sviluppando la sua attività. Siamo partiti con la IV gamma, zuppe fresche e ciotole di insalate pronte mentre ora, da gennaio, si è integrata l’offerta con le uova e gli yogurt. Si va verso tutte le categorie del fresco, non solo quelle ortofrutticole». Ma non è finita qui: «Abbiamo concepito nuovi prodotti che lanceremo a TUTTOFOOD e Macfrut . Siamo molto contenti delle rotazioni dei prodotti di Alce Nero Fresco. In particolare le zuppe : ruotano di più rispetto a tutte le altre. Sono prime nel biologico e al terzo posto assoluto nel comparto”.

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Tom Fusato

Cresce la domanda bio, ma attenzione alla concorrenza 

Il biologico avanza, non c’è dubbio, ma Tom Fusato pone l’accento su alcuni punti sui quali porre molta attenzione. «Istituzioni, Gdo e Horeca credono in questo sviluppo positivo e dedicano sempre più energie: c’è più comunicazione e più spazio a disposizione. Ma c’è anche il timore che ad una maggiore produzione non corrisponda un maggior consumo, quindi con ripercussioni non positive. Per questo oltre al catasto ortofrutticolo serve anche quello con la specifica del biologico». Cresce la concorrenza, calano i prezzi e per chi fa “biologico in modo serio” iniziano a porsi dei problemi di redditività.

Biologico sfuso: una sfida ancora da vincere

Con Fusato affrontiamo anche il tema della vendita di ortofrutta sfusa biologica nella Gdo, un argomento noto e ancora non risolto. «Sarebbe una grande conquista. Se si elimina il packaging, quindi l’impatto dell’imballaggio, si riducono i costi. Potrebbe essere una chiave per l’incremento delle vendite. Ma ci sono svariate problematiche: la certificazione, lo scambio dei prodotti, i furti. Se si verificano questi problemi la catena subisce una perdita. Sono problematiche connesse, ancora non risolte».
Nessuna soluzione? «Si superano con la vendita assistita, solo che determina più costi. Si tolgono quelli dell’imballo, ma si aggiungono quelli del servizio. È ipotizzabile solo in punti molto grandi, molto difficile da sostenere in quelli di dimensioni minori».
Un altro modello interessante è quello che non prevede l’assistenza, ma punta sulla sostituzione: “Si sono fatte delle sperimentazioni. Si è scelto di avere le zucchine bio sfuse mentre quelle tradizionali erano confezionate. In questo modo si riduce il prezzo al pubblico e diventa concorrenziale. Serve un cambio di mentalità. Da noi 10 centesimi sembrano una barriera non superabile».

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