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Trend e Mercati

La IV gamma può crescere ancora in Italia?

IV gamma

Serve un approccio che la consideri una vera categoria. Tavola rotonda tra produzione e distribuzione a Expo

«La IV gamma ha dato una risposta ai bisogni dei consumatori, rappresentò una vera e propria rottura. Ora, per ripartire, c’è bisogno di una seconda rottura». Secondo Gianfranco D’Amico, presidente del Gruppo AIIPA-IV gamma e amministratore delegato di Bonduelle Italia, è giunto il momento di entrare in una sorta di seconda fase per il mercato della IV gamma. C’è ancora spazio, dopo la crescita impetuosa degli scorsi anni e l’assestamento, con dati in parte negativi, attuale. Ma come? «Noi produttori e la Gdo dobbiamo confrontarci per studiare nuove strategie di marketing e di segmentazione» continua D’Amico. «Dobbiamo ripensare l’offerta di IV gamma per capire che servizio vuole il consumatore in questo momento. Ci sono quelli che vogliono le offerte a 0,99 euro, ma anche quelli che vogliono spendere di più».

È giunto, quindi, secondo l’ad del gruppo leader del mercato, il momento di considerare la IV gamma come una vera e propria categoria con una sua identità: bisogna segmentare e arrivare a una vera e propria scala prezzi per uscire dell’offerta in parte indistinta che si osserva in questo momento tra gli scaffali della Gdo. E gli ospiti della tavola rotonda organizzata da AIIPA all’interno del padiglione Cibus è Italia di Federalimentare a Expo, sono sembrati tutti sostanzialmente d’accordo sul punto sollevato da Gianfranco D’amico.

A partire da Francesco Pugliese, amministratore delegato e direttore generale di Conad, che però ha voluto sfatare alcune considerazioni classiche sui consumi di IV gamma e sottolineare delle criticità. «Non è vero che nel Sud non c’è predisposizione al consumo di IV gamma. Il problema è che nel Sud italia la distribuzione è ancora all’età della pietra. Quindi il problema non è del consumatore, quanto del distributore». C’è poi il problema della crescità eccessiva di operatori in questo settore, molti dei quali locali, che hanno portato il mercato ad un vero e proprio afffollamento che in Italia ne conta quasi 200. «E così la concorrenza – continua Pugliese – non si è spostata sulla qualità ma sul prezzo più basso».

Anche Giuseppe Battagliola, vice presidente del del Gruppo AIIPA-IV gamma e presidente di una storica azienda italiana del settore come La Linea Verde, è naturalmente d’accordo sulla segmentazione e la scala prezzi: «Da 3 anni il settore si è impoverito. Il prezzo al chilo si è abbassato, ma i volumi non sono cresciuti!». Sebbene più del 70% degli italiani compri almeno una volta IV gamma, un tasso di penetrazione molto alto quindi, solo il 15% è un consumatore fedele e continuo durante tutto l’anno. La soluzione? «Considerare la IV gamma come una categoria. Una volta tutto era innovazione ed era più facile. Ora bisogna fare come in altri settori».

Mario Gasbarrino, amministratore delegato del Gruppo Unes, ha invece sottolineato, il ruolo che può avere anche la IV gamma di frutta, magari in posizioni “controcorrente” come nelle avancasse. Un esperimento che nei supermercati U2 il gruppo sta facendo da qualche tempo a questa parte (vedi qui). «Bisogna poi accorciare la filiera per migliorare anche la catena del freddo». E proprio su questo punto gli ospiti, coordinati dalla giornalista Laura La Posta, capo redattrice al Sole 24 Ore, hanno salutato con ottimismo la prossima entrata in vigore (dal prossimo agosto) della nuova regolamentazione del settore della IV gamma, fortemente voluta da AIIPA, che fissa paletti alla produzione importanti che avranno un impatto anche per la grande distribuzione, soprattutto per quanto riguarda un aspetto delicato come quello del rispetto della catena del freddo.

Un momento storico, quest’ultimo, secondo Battagliola, che inevitabilmente porterà, con logiche più restrittive sul fronte della qualità, ad una maggior concentrazione dell’offerta. Ma c’è, però, un aspetto da monitorare. E non poteva che essere Francesco Pugliese, in chiusura, a sottolinearlo: «Il decreto va benissimo, però bisogna cominciare a controllare chi non rispetta le leggi. Altrimenti si finisce come per l’articolo 62».

Alla tavola rotonda è stato presente anche Paolo De Castro, membro della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, che ha sottolineato i progressi fatti dal nuovo progetto della comunità europea “Frutta nelle Scuole”, che obbliga i paesi membri a dover investire almeno il 10% dei contributi europei in programmi per l’educazione alimentare.

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