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Uva da tavola: i terreni migliori, le preferenze dei consumatori e la comunicazione

01.07.12 - (

Autore: Alessandro Franceschini

)

Differenze rispetto all’uva da vino, il declino delle varietà nere, la professionalità Il punto con Salvatore Murgia di T18

Quali sono le differenze sostanziali tra l’uva da tavola e quella da vino? “Mentre per l’uva da vino vanno bene sia i terreni calcarei che argillosi, per l’uva da tavola sono indicati i cosiddetti terreni “bianchi”, preferibilmente calcarei con componenti sabbiose che favoriscano il drenaggio”. Salvatore Murgia, responsabile del controllo in Italia e in Europa di tutte le produzioni T18 da quasi 50 anni ci guida tra qualche interrogativo relativo all’uva da tavola. “La differenza sostanziale, tuttavia, riguarda il tipo di impianti di coltivazione: una buona uva da tavola deve rispettare dei principi di coltivazione mirati a controllarne il colore, la dimensione, la rarefazione dell’acino e la dolcezza”. Le varietà di uva da tavola sono tante, il consumatore riesce a orientarsi? Quali predilige?: “Il consumatore ama le uve bianche con colorazione gialla evidente e con dimensioni di acini consistenti”. Bianche o nere? “Certamente le bianche vengono preferite alle nere. Le varietà più buone delle uve nere si sono perse in funzione di logiche produttive e commerciali che hanno ottenuto con il tempo l’effetto indesiderato di allontanare il consumatore da queste varietà. Sicuramente sarebbe auspicabile una sorta di ritorno al passato per le uve nere perché attualmente il mercato non sta premiando queste scelte”. C’è una comunicazione del prodotto corretta nei punti vendita? “La presentazione del prodotto e l’assistenza alla vendita sono fondamentali nel settore ortofrutticolo al dettaglio, ma purtroppo, specie nella GDO, non c’è ancora la giusta professionalità e la possibilità di informare e consigliare.

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