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C'è ciliegino e ciliegino

26.08.10 - (

Autore: f.lo

)

A cura del Dott. Agr. Francesco Loprevite

Nei primi anni ’90 iniziò a comparire sulle tavole dei consumatori una tipologia di prodotto assolutamente nuova: il pomodoro ciliegino. Si trattava di una nuova selezione messa a punto da una ditta israeliana già da molti anni ma che stava trovando fortuna grazie all’Italia. Nato come prodotto di nicchia conobbe nel giro di pochissimi anni una diffusione impensabile che rivoluzionò ben presto le abitudini alimentari dei consumatori italiani per poi divenire un fenomeno europeo ed infine planetario. Il pomodoro cherry e le sue peculiarità nutrizionali finirono anche sulle pagine di importanti giornali e televisioni nazionali oltre che tra i consigli degli chef di tutto il mondo. Pochi sanno infatti che l’Italia, ed in particolare la provincia di Ragusa e Siracusa, vantano questo primato. L’ibrido a cui si deve tale successo fu il Naomi F1 che univa alle dimensioni contenute delle bacche, un colore rosso intenso e un sapore eccezionale e il rivoluzionario gene della lunga conservabilità nel post raccolto. Il fenomeno lasciò spiazzate tutte le ditte sementiere concorrenti tanto che per quasi 10 anni dalla sua introduzione la varietà monopolizzò il mercato di questa nuova tipologia. Senza nulla togliere all’importanza dei territori di vocazione (Pachino possiede una IGP al riguardo) l’esistenza sul mercato di una sola varietà permetteva, nel bene e nel male, una forte standardizzazione del prodotto tale da rassicurare il consumatore al momento dell’acquisto. Oggi, tutte le più importanti multinazionali sementiere presentano sul mercato ogni anno 2-3 nuove linee commerciali con il risultato che esistono in commercio e vengono coltivate decine di varietà molte delle quali, purtroppo, non si sono affermate per le loro caratteristiche organolettiche ma piuttosto perchè incontrano le necessità dei vari operatori della filiera (produttività elevata, resistenza a malattie, resistenza ai trasporti, ecc.). Tutto ciò, molto spesso, a scapito proprio del sapore. Questo a comportato un forte abbassamento della qualità dei prodotti presenti sugli scaffali. Mentre dieci anni fa chi acquistava il pomodoro cherry, pur inconsapevolmente, portava a casa sempre la stessa varietà, oggi invece rischia di trovare un prodotto totalmente diverso ogni volta che effettua un acquisto. Tutto ciò ha portato ad una forte disaffezione dei consumatori nei confronti di questa tipologia che delusi dall’incostanza della qualità volgono l’attenzione verso nuovi segmenti che garantiscono una qualità elevata e costante. Un esempio è fornito dal mercato dei datterini ancora oggi rappresentati da pochissime varietà ma che presto per gli stessi motivi dei quali si accennava per il pomodoro cherry, rischiano di scivolare verso l’indifferenza degli acquirenti. L’innovazione è fondamentale ma occorre che venga posta maggiore attenzione anche nei confronti del consumatore che, se non soddisfatto, sposta la propria attenzione verso prodotti alternativi e non sempre appartenenti alla stessa gamma.

 

 

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