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Tavolo ortofrutta, si ricomincia. Nuovo incontro al ministero

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L’Italia non può più aspettare un piano di rilancio per l’ortofrutta. E gli operatori incalzano il governo per dare il via ad azioni concrete, soprattutto in chiave d’export

A distanza di nove mesi dall’ultimo incontro, e al netto del cambio politico avvenuto prima dell’estate, al Tavolo ortofrutticolo convocato il 27 settembre dal ministero delle Politiche agricole, i circa 50 delegati presenti hanno ora sottolineato l’esistenza di due priorità: un Catasto nazionale, che fornisca dati attendibili sulle superfici di frutta e ortaggi realmente esistenti in Italia, e un piano di sostegno per l’export e l’internazionalizzazione delle imprese sui mercati extra-Ue, senza il quale il settore non cresce più.

Un po’ poco, ma meglio di niente. Il Sottosegretario con delega al settore, Alessandra Pesce, affiancata dal Capo dipartimento, Giuseppe Blasi, il direttore generale, Felice Assenza, e il dirigente, Vincenzo De Martino, in un comunicato ha ricordato che l’ortofrutta italiana “vale 11,6 miliardi”, e che “al comparto è dedicata una specifica Organizzazione comune di mercato”. Ora, ha aggiunto, “dobbiamo lavorare  per aumentare il livello di aggregazione dell’offerta per soddisfare un mercato  in continuo cambiamento e aumentare la nostra propensione all’export”.

Interpellata da Myfruit, la stessa Alessandra Pesce (vedi qui intervista), reduce dal Consiglio informale europeo che si è tenuto nei giorni scorsi a Vienna, ha quindi espresso “apprezzamento sulla proposta di non ridurre le risorse finanziarie da destinare all’Ocm ortofrutta”, nell’ambito della quale “le Organizzazioni dei produttori (Op) sono l’elemento distintivo. In Italia ne abbiamo oltre 300, che per il 2018 hanno attivato una spesa di 506 milioni, con un contributo di 256. E al momento non registriamo criticità nell’erogazione dei finanziamenti”.

Ora, sui principi di base e le finalità gli operatori italiani sono tutti d’accordo: organizzazioni agricole sindacali, unioni produttori e mondo cooperativo, associazioni industriali e grossisti, operatori dei mercati e della grande distribuzione. Fermo restando che servirebbe un “timing”, con scadenze e risorse certe da programmare e gestire in tempi rapidi. Intanto, entro una decina di giorni – questa la promessa del ministero – i rappresentanti della filiera riceveranno un documento di sintesi “con una o due priorità da aggredire subito”. Ed entro due mesi sarà convocato  un nuovo Tavolo, al quale saranno chiamate anche “le Regioni per il ruolo fondamentale che svolgono”. Nel frattempo, il Tavolo ortofrutticolo sarà formalmente costituito per decreto con la firma – “nei prossimi giorni” – da parte del ministro, Gian Marco Centinaio.  

 Il “tema dei temi”,  ha stigmatizzato il presidente del Cso Italy, Paolo Bruni, resta comunque quello dell’export. Premesso che l’ortofrutta, “come il vino e forse più del vino, per crescere sui mercati esteri ha bisogno dell’amministrazione pubblica per abbattere le barriere fitosanitarie” che ancora frenano o negano l’accesso ai nostri prodotti.

“La filiera ortofrutticola non chiede alle istituzioni risorse finanziarie, ma un impegno normativo e un’azione politica”, ha detto Davide Vernocchi, coordinatore di settore dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari. “L’anno scorso  l’Italia ha esportato per quasi 5 miliardi – ha ricordato Marco Salvi, presidente delle imprese private (Fruitimprese)  – ma l’export della Spagna ha toccato quasi i 13 miliardi; pure la Francia e l’Olanda sono davanti a noi. Quali strategie ci sono per andare su nuovi mercati? Se non ne sappiamo aprire di nuovi saremo costretti a ridurre le superfici coltivate, anche perché abbiamo dei costi più alti degli altri Paesi”. “L’altro giorno alla fiera di Hong Kong – ha portato Salvi come esempio – ho incontrato operatori cinesi che ci chiedono più prodotti, ma il problema è che noi non siamo in grado di garantirli. E a Mosca, dove continua l’embargo per i prodotti Ue, non possiamo esportare frutta, però in compenso esportiamo piante. Con il risultato che con i materiali dei nostri vivai gli oligarchi russi stanno piantando migliaia e migliaia di nuovi ettari”.

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